Cosa è la compressione JPEG?

Fino agli inizi degli anni Novanta Internet era quasi esclusivamente un repertorio di cocumenti testuali: le immagini erano infatti troppo pesanti per essere distribuite o scambiate. Questa situazione cambiò solo con l’introduzione del formato JPEG, un nuovo standard di compressione per i file di immagine.

La sigla JPEG deriva da Joint Photographic Experts Group, il consorzio internazionale di ricercatori che nel 1986 mise a punto l’omonimo algoritmo di compressione per le immagini digitali. Tecnicamente, quello che noi chiamiamo JPEG dovrebbe chiamrsi JFIF (da JPEG File Interchange Format), ma questo secondo nome non ha mai preso piede.

Il JPEG raggruppa i pixel di un’immagine in blocchi; per ciascuno di essi calcola una media dei valori di luminosità e colore. La compressione prevede inoltre la quantizzazione (che rimuove i picchi di frequenze-colre più alti) e un complicato processo matematico chiamato “trasformazione discreta del coseno”. E’ eseguita in maniera gerarchica e progressiva per cui, a seconda del livello ci compressione, la perdita di dettaglio non è immediatamente percepibile all’occhio umano. Anche se ogni volta che un’immagine viene salvata si ha una perdita di informazioni e dunque una diminuzione della qualità, ciò non ha impedito al JPEG di diventare uno dei formati più utilizzati, soprattutto per le applicazioni web e per apparecchi come le videocamere digitali.

Da pochi anni è in circolazione il formato JPEG 2000, che a differenza del JPEG non comporta perdite di informazione. La gara tra i formati si preannuncia molto aspra: il JPEG infatti è diffusissimo e probabilmente verrà impiegato come standard per numerosi archivi digitali.

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